Jarod il camaleonte
The pretender


Fanfiction

  1.02 - Ritorno al Centro - 2a parte

Miss Parker arrivò subito, piombò nel mio ufficio come una furia...
"Allora Broots, l'hai trovato?"
"No, Miss Parker, ho guardato in tutte le stanze in tutti i corridoi, ma niente, sono come spariti..."
Nel mentre arrivò anche Sydney, gli raccontai tutto, poi rimanemmo in silenzio a pensare.
Nessuno di noi avrebbe voluto trovarsi in quella situazione. Jarod era nei guai, in guai grossi, e noi l'avevamo abbandonato. Bisognava trovarlo in fretta...
Fu Miss Parker a rompere il ghiaccio. "Ascoltate..." la voce era sofferente, le usciva piano quasi le facesse male parlare.
"....possiamo già avere un idea di chi la preso... se voi doveste far parlare qualcuno, con la forza, dove lo portereste qui al Centro?"
"Beh, in un posto dove nessuno possa trovarmi..." risposi io.
"Un posto dove mi sento al sicuro, che nemmeno uno conosca" aggiunse Sydney
Tutti e tre ci guardammo con un occhiata d'intesa...
"Il sotto-livello 27!!!!" Se non ci fossimo trovati in una situazione così grave, il nostro sarebbe stato un bel coro.
"Presto, Broots, controlla se qualcuno si è introdotto laggiù!"
"Si, subito"
Controllai le telecamere del corridoio che portavano al sotto-livello.
Solo da lì potevo vedere se qualcuno era passato. Infatti il SL-27 non aveva controllo elettronico, dato che era stato chiuso ormai da moltissimi anni.
Inoltre al Centro pochissime persone ne conoscevano l'esistenza.

Ricordo la prima volta che ci mettemmo piede, era un luogo orribile. L'ultimo sotto livello del Centro, il più profondo, ben 40 metri sotto terra.
Nessuno ne conosceva l'ubicazione, neanche Sydney che era il più anziano tra noi.
Lo trovammo grazie alle informazioni di Jarod. Lui ci disse che lì erano avvenuti dei fatti terribili, che riconducevano a Raines e i suoi esperimenti segreti...
Ricordo i lunghi corridoi bui. Ragnatele e polvere in gran quantità, e un vago odore di fumo permeava l'aria. Era ovvio che un grosso incendio aveva distrutto quel luogo, i muri e il soffitto erano neri e sgretolati.
Ma tutto questo era niente, in confronto a quello che trovammo all'interno delle stanze che si affacciavano sul corridoio: macchine per l'elettroshock, lettini da parto con le catene, elettro stimolatori, giocattoli bruciacchiati...
La cosa più terribile è che la maggior parte di quei macchinari infernali era di piccole dimensioni... a misura di bambino.

Raggiungemmo in pochi minuti il cunicolo che portava al sotto livello.
Aprimmo l'oblò e come la prima volta un odore nauseabondo ci chiuse i polmoni. L'aria puzzava di fumo e di muffa, come le vecchie cantine.
Percorremmo in fretta la scalinata che immetteva al corridoio, era buio pesto. Le nostre torce danzavano sui muri attorno a noi. Eravamo quasi arrivati a meta del corridoio quando all'improvviso, in quel silenzio di tomba, riecheggiò un colpo di pistola. Ci fermammo di scatto allarmati.
"Cosa diavolo è stato?" feci io.
"Sei diventato sordo, Broots! Era un colpo di pistola... e non lontano da qui... Forza, proseguiamo!" Miss Parker estrasse dalla fondina la sua arma e si incamminò lungo il corridoio.
"Speriamo che non sia successo niente a Jarod..."
"Lo spero, Syd..." risposi, ma qualcosa in fondo al cuore mi diceva il contrario.

Continuavamo a camminare, evitando il più piccolo rumore, ogni stanza veniva controllata da Miss Parker, con la pistola in pugno.
"Ci siamo!" la sua voce mi congelo il sangue.
Indicò la stanza davanti a noi, le era bastata un occhiata dal vetro della porta, anche se era tutto affumicato.
"Sono qui dentro, mi sembra di aver visto solo mio fratello e Raines... okay,faremo così... Io entrerò per prima ,voi mi coprirete le spalle..."
Non riuscimmo nemmeno a risponderle, che già aveva dato un calcio alla porta ed era entrata.
"Fermi tutti ! O, quanto è vero Iddio, vi caccio un pallottola in testa!"

Entrammo. Il viso di Raines esprimeva una gran sorpresa, quello di Lyle invece non si scompose.
La stanza era male illuminata, i muri neri come il resto del sotto-livello 27. Solo il mobilio era recente, vi era una scrivania e degli armadietti nel fondo.
Diverse colonne sorreggevano il soffitto della sala completamente annerite dal fumo.

"Sorellina... dovevo immaginare che prima o poi saresti arrivata!" La voce era ironica. "Vuoi unirti alla festa?"
Jarod giaceva su un lettino d'ospedale, era in un lago di sangue e privo di conoscenza. Sydney corse subito da lui.
"Cosa gli avete fatto, brutti bastardi!" Gli posò un dito sul collo, era ancora vivo.
Il sangue colava sul pavimento, aveva ormai formato una pozza sotto il lettino.
Jarod aveva una ferita alla coscia, un brutto colpo, sparato sicuramente a bruciapelo.

"Lyle, tira fuori la pistola dalla fondina, e molto lentamente appoggiala per terra!" La voce di Miss Parker era tagliente.
"Stai scherzando, vero? Sto solo interrogando Jarod, non è quello che vuoi anche tu?"
"Non ho più pazienza. Fai quello che ti ho detto o ti uccido!" Il viso era una maschera di furore e risolutezza. Il fratello non indugiò oltre, e posò la pistola per terra.
"Prendila Broots... e tienilo sotto tiro, se fa una mossa sparagli!"
"Sì, Miss Parker!"
Lei si avvicino a Jarod, i polsi e le caviglie erano stati legati.
"Comodo sparare ad un uomo così, sei il solito vigliacco fratellino mio! Come sta, Sydney?"
"E' svenuto, ma il battito del cuore è regolare... ora tamponerò la ferita per fermare l'emorragia, mi servono delle bende e del disinfettante!"
"Li puoi trovare in quell'armadietto laggiù..." Sentire la voce di Raines mi sorprese.
"Prima quasi lo uccidi, e adesso lo vuoi aiutare?" Syd mi tolse le parole di bocca.
"Nessuno lo vuole morto, lo stavamo solo interrogando. Lo so, il sistema è poco ortodosso, ma efficace!"
"Stai zitto!" Miss Parker gli puntò la pistola addosso "sei solo un mostro! Broots, trova una corda e legali tutti e due... chiudigli anche la bocca, prima che mi finisca la pazienza!"

Trovai del vecchio filo di ferro, li legai ognuno ad una colonna delle tante che sorreggevano la stanza.
Miss Parker intanto slegò Jarod, agiva con estrema cautela, non spostò mai gli occhi dal suo viso. Poi fece una cosa che lasciò me e Sydney di stucco. Posò un bacio leggero, come le ali di una farfalla, sulle labbra di Jarod.

Ancora oggi ne rimango sorpreso, ma la cosa più straordinaria è che Jarod in quello stesso istante torno in sé. Apri gli occhi, e il viso di Miss Parker era sopra il suo.
Gli uscì dal petto un forte lamento, segno che si era risvegliato del tutto.
"La gamba mi fa... fa un male terribile..." silenzio
Fu Sydney a parlare per primo.
"Ascolta Jarod, ora devo disinfettare la ferita e fasciarla, sembra che l'osso non sia stato intaccato e la pallottola è uscita dall'altra parte. Ora ti farà veramente molto male... posso darti del sonnifero, ne ho trovato..."
"No... no... non posso dormire ancora... fallo così, Syd... cercherò di resistere." Parlava a fatica.
"Non è una buona idea, ma farò come vuoi... sei pronto?"

Non ebbi il coraggio di guardare, mi bastò sentire le sue urla mentre Syd lo medicava.
Lyle, ammirava la scena con aria compiaciuta, e un estremo disprezzo negli occhi. Ricordo che in quel momento mi chiesi da dove nascesse tutto quell'odio. La gioia di infliggere dolore ad un altro essere umano... Per me era assurdo.
Anche con l'aiuto di Miss Parker, a Sydney servì mezz'ora per finire. Poi iniettò un antidolorifico a Jarod.
"Il dolore tra un pò si dovrebbe calmare... speriamo."
"Grazie, Syd, già mi sento un pò meglio..."
"Riposati ora."

Il tempo passava lentamente.
Jarod dormiva sonni agitati, tra un lamento e l'altro. Miss Parker non si staccò da lui. Gli accarezzava lentamente la fronte e la nuca, rincuorandolo a bassa voce.
Io e Syd guardavamo la scena senza parole. Non avevo mai visto Miss Parker così. Fino al giorno prima avrebbe inseguito Jarod in capo al mondo pur di riportarlo al Centro, ed ora invece esternava un amore per lui che non aveva senso.
Forse un amore tenuto soffocato da anni, tornato indietro nel tempo. All'infanzia spezzata che aveva condiviso con quell'uomo, ora sofferente sul lettino.
Un 'adolescenza triste, trascorsa nelle stanze buie e fredde del Centro. A cercare un affetto, che con la prematura scomparsa della madre, non sarebbe più tornato.
Trovò conforto solo negli occhi di quel bambino, che come lei abitava le stanze del Centro.
Occhi tristi. Vi regnava la solitudine.
Ma lei a quel tempo vi aveva trovato l'amore.
Un giorno per caso indagando tra vecchi filmati DSA del Centro, ne trovai uno, dove una giovanissima Miss Parker bambina, baciava, con sincera innocenza, un suo coetaneo. L'altro bambino era Jarod.

"Miss Parker...,cosa ti sta succedendo?" La voce di Sydney mi riportò alla realtà. La guardava con un misto di sorpresa e ammirazione negli occhi.
"Non pensate, per favore, che io sia impazzita, non lo sono..." Abbassò lo sguardo, pensando alle parole più giuste da dire.
"La verità, Syd, è che in questi 2 anni passati a cercare Jarod ho buttato via la mia vita... non inseguivo lui, ma me stessa. Lo rivolevo al mio fianco, non perché il Centro lo sfruttasse ancora, ma per me. In questi ultimi mesi ho riflettuto molto. Ho ripensato al mio passato, alla mia infanzia, non è stato facile ammetterlo, nemmeno a me stessa, ma le cose sono andate così.
Jarod è come me,appartiene a queste mura. Il segreto del suo passato è il mio .
L'ho capito un paio di mesi fa leggendo il romanzo che lui ha scritto per me... Vi ricordate, lo trovammo in quella libreria dove Jarod lavorò per un periodo... Qualche sera dopo mi telefonò, mi chiese come eravamo finiti così, tutti e due soli.
Più soli di come ci eravamo sentiti al Centro. Era il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, e noi eravamo così lontani! Lui mi chiese di essere il suo Valentino..." Un sorriso amaro le increspò la bocca "ed io per tutta risposta gli riattaccai il telefono. Ma dentro mi sentivo esattamente come lui... vuota."
Gli occhi le si erano velati di lacrime. "Sono stanca di nascondere i miei sentimenti, stanca di non poter essere per una volta me stessa,di dover essere sempre forte senza paure... mi capisci Syd? Sento che se continuo così impazzirò..."
"E' un'enorme gioia per me ascoltare questo, io ho sempre pensato nel mio cuore che una linea sottile ti dividesse da Jarod... e avevo ragione."
Miss Parker lo guardò abbozzando un sorriso, le lacrime non scesero, se la voce si era leggermente incrinata ora non lo era più.
Parlò di nuovo con fermezza.
"Io e Jarod proveremo a cambiare le cose qui dentro , e lo faremo ins......"
"Insieme". Fu Jarod a concludere la frase per lei.
Si era svegliato, o forse non si era mai addormentato.
"Per favore aiutatemi ad alzarmi... Syd aiutami."
"Sei sicuro di poter stare in piedi nelle tue condizioni?"
"Si penso di si. Appoggerò il peso sull'altra gamba. Cambieremo le cose qui dentro e ci servirà anche il vostro aiuto. Intanto ricominciamo l'opera da dove l'ho lasciata."

Lo aiutammo ad alzarsi dal lettino, poi lentamente, zoppicando, si portò proprio davanti a Raines.
"Broots, tiragli via quella garza dalla bocca, il nostro dottor Raines dovrà dirci un sacco di cosette interessanti... Come vedi, Raines, la situazione ti si è rivoltata contro!"
Raines lo guardava con gli occhi sbarrati, non feci in tempo a togliergli la benda che...
"Da me non saprai niente!!"
"Io non penso. Troveremo senz'altro un accordo... insieme" La voce di Jarod era quasi un sussurro, negli occhi la sfida. "Vedi Raines, io ho intenzione di toglierti di mezzo... insieme a tutti quelli che hanno trasformato questa organizzazione in un inferno... Il Centro dovrà tornare al suo scopo originale. Cinquant'anni fa nasceva per sviluppare al meglio le conoscenze scientifiche e tecnologiche dell'uomo. Avrebbe dovuto lavorare per l'umanità intera, invece questi nobili scopi per colpa di gente senza scrupoli, come te, si sono persi per strada." Sorrideva sornione.
"Io lo riporterò sulla retta via! E' inutile stare nel mondo là fuori, ad aiutare la singola persona, quando il male più grande da guarire sta qui dentro... non credi?"
Il respiro rauco di Raines era l'unico rumore che si udiva, poi Jarod ricominciò a parlare.
"Broots, quanto tempo ci rimane prima che si accorgano che sono sparito dalla mia cella?"
"Beh... ho rimesso le telecamere della tua stanza e quelle del corridoio per raggiungere l'SL-27, fino alle 7 di stamattina" Guardai l'orologio "Manca mezz'ora, poi torneranno a funzionare normalmente."
"Bene, abbiamo ancora trenta minuti. Ed ora torniamo a noi, signor Raines. Voglio sapere il codice d'accesso e la password per entrare nel tuo computer!"
Raines lo guardava dritto negli occhi senza aprire bocca, respirava lento.
"Broots, passami la pistola!"
Gli puntò la pistola sulla gamba sinistra.
"L' hai detto tu che è un metodo efficace... Dimmi quello che voglio sapere!"
Raines non dava segni di vita. Jarod lo incalzò. "Conterò fino a tre poi ti sparo... Uno... Due...."
"Non lo puoi fare..."
"Lo farò... Tre.."
"Okay... okay! Te lo dirò..."

Dall'altre colonna Lyle mandava incomprensibili grugniti, contorcendosi come un serpente.
Raines, avvilito, ci diede il codice d'accesso. Poi Jarod proseguì:
"Ascoltate, avrò bisogno dell'aiuto tuo, Broots, e di Syd, questo è il piano!"
Ci allontanammo un poco dai due prigionieri, Jarod parlava piano per non farsi sentire:
"Voi due tornerete di sopra al vostro lavoro come niente fosse. Entrerete nel computer di Raines e cercherete più notizie possibili per incastrarlo. Tutto quello che può mandarlo in prigione il più a lungo possibile. Dopo di che, spedirete tutte le informazioni al distretto di polizia del Delaware."
Ci strizzò l'occhio sorridendo "Non aspettano altro, che ricevere prove sul misterioso operato del Centro..."
"Ora comprendo il vostro piano!" Feci io "Volete denunciare il Centro..."
"Si, Broots. E' da tempo che la polizia e l'FBI lo stanno controllando, servono solo delle prove..." Jarod guardò Miss Parker negli occhi. "Prove che troveremo nell'ufficio di tuo padre!"
Lei annui:"Muoviamoci, abbiamo solo quindici minuti per non farci scoprire!"
"E questi due ?" fece Syd indicando Lyle e Raines "Che ne facciamo?"
Jarod li guardò poi disse:
"Li lasceremo qui sotto, quando arriverà la polizia li troverà qui."


QUINTA PARTE
Io e Syd facemmo quello che Jarod ci aveva detto.
Raggiungemmo il mio ufficio, senza difficoltà. Il personale del Centro avrebbe iniziato un'altra mattinata di lavoro solo fra quaranta minuti, quindi i corridoi erano deserti.
Inserimmo il codice segreto di Raines, che per fortuna era giusto, ed entrammo nel suo computer.
Alle 7 e due minuti scoppiò il finimondo.
Si accesero le sirene d'allarme, le porte d'accesso si bloccarono, e un numero considerevole di spazzini cominciò a perlustrare ogni angolo del Centro, alla ricerca di Jarod.
Naturalmente vennero a controllare anche da noi, ma non trovarono niente.
Invece Syd ed io scovammo un sacco di materiale tra i file di Raines, abbastanza per assicurargli moltissimi anni in galera.
Dopo di che schermai le mie e-mail, in modo che nessuno le intercettasse, e le spedii alla polizia del Delaware.
Il gioco era fatto!

Jarod e Miss Parker raggiunsero il corridoio che usciva dal sotto-livello 27, poi si diressero verso la cella di Jarod.
Avanzavano lentamente per via della gamba, Miss Parker lo sosteneva ad ogni doloroso passo.
Entrarono nel condotto dell'aria che mancava un minuto alle ore 7. Si richiusero la grata alle spalle, mentre suonava la prima sirena d'allarme.

"Appena in tempo!" Un soffio di scampato pericolo gli usci dal petto. "Jarod come stai?"
"Beh... sicuramente questi cunicoli non sono l'ideale per un uomo ferito ad una gamba... ma me la caverò" La guardò sorridendo "con il tuo aiuto."
"Allora proseguiamo... da che parte si va?"
"Per l'ufficio di tuo padre da questa parte."

La prima parte del condotto era abbastanza alta da contenerli quasi in posizione eretta, ma man mano che avanzavano lo spazio diminuiva sempre di più.
L'ultimo pezzo del percorso lo fecero strisciando completamente sdraiati a pancia sotto.
La ferita alla gamba, naturalmente, si era riaperta: ad ogni spinta in avanti una striscia di sangue sporcava le lamiere del condotto.
Ma Jarod non si fermò, non adesso, era deciso ad arrivare fino in fondo.
Entrarono nell'ufficio del signor Parker, dalla grata del bagnetto adiacente.
"Facciamo piano, mio padre è dall'altra parte del muro..."
Lei si calò per prima, poi fu il turno di Jarod. Tocco terra con tutte e due le gambe e per miracolo riuscì a trattenere un grido di dolore.
Miss Parker lo guardò impaurita: "Sei sbiancato... per favore, non svenire proprio adesso..." Gli bagno la fronte con un po' d'acqua.
"Respira... respira lentamente, vedrai che ora passa..."
"Okay... okay, sto bene... è stato solo un attimo."
Lei lo baciò su una guancia, poi leggera come un felino si voltò, estrasse la pistola dalla fondina e disse: "Andiamo!"

Entrammo nell'ufficio del padre, che restò sbigottito al nostro ingresso, senza nemmeno controllare che la stanza fosse sicura. Per fortuna non c'erano uomini del Centro.
Mr. Parker era solo, lavorava seduto alla sua scrivania.
L'ufficio era capiente, ma poco luminoso, come del resto tutte le altre stanze del Centro. Alle pareti erano appesi grandi quadri post-moderni. Il mobilio serio ma elegante esprimeva un certo gusto per il classico.
Tutto era in ordine perfetto.
"Salve papà."
"Angelo,ma cosa fai qui?! E con la pistola in mano...in compagnia poi di... di Jarod????"
Ci guardava entrambi esterrefatto. Non poteva credere ai suoi occhi.

"Ascolta papà ,sono venuta perché voglio delle risposte... io e Jarod abbiamo informato la polizia e l'FBI dello sporco lavoro di Raines. Probabilmente tra poco saranno qui, e allora vorranno sapere tutto quello che è successo al Centro in questi anni..."
"Ma cosa stai dicendo, figlia mia?"
"So tutto, dai rapimenti dei bambini, agli esperimenti genetici sugli embrioni... Conosco anche il motivo per cui fu creato il SL-27... La morte della mamma è collegata a questo, vero? Cercò di salvare quelle povere creature innocenti... e fu uccisa!"
Il padre la guardava a bocca aperta, senza parole.
"Parla papà! Non c'è più tempo per le bugie e gli inganni."
"Non so nulla!".
"Immagino che non sapevi nemmeno che mio fratello e Raines stavano torturando Jarod in segreto nel sotto-livello 27, vero!?"
"Non posso dirti niente..."
"Signor Parker" disse allora Jarod "potremmo guardare sul suo computer o nella cassaforte che ha nascosta lì sotto la scrivania. Ci vorrebbe del tempo, ma la verità salterebbe fuori ugualmente. Le conviene dirci tutto, e fare lo stesso con l'FBI. Inoltre sua figlia ha il diritto di sapere come in realtà sono andate le cose....."

In quel mentre squillò il telefono. Jarod si voltò verso la Parker: "La chiamata è interna!"
"Rispondi, papà, e dì che non vuoi essere disturbato per nessuna ragione."
Jarod schiacciò il pulsante per il viva-voce.
"Cosa c'è?"
"Signor Parker sono Sam, signore, l'ho chiamata per dirle che ancora non abbiamo trovato Jarod, ma che continueremo a cercare... Inoltre signore mi hanno informato che non si hanno notizie dei suoi figli Lyle e Miss Parker... e anche del dottor Raines. Nessuno li ha visti entrare stamani, signore."
"Ho capito, Sam, continuate a cercare, e che nessuno mi disturbi d'ora in poi, sono molto impegnato."
"Sì, signore!"
La comunicazione si chiuse.
"Bene papà, torniamo alle mie risposte, questa volta non voglio scuse!"
Lui la guardò con rassegnazione, e un'espressione di dolore nel volto.
"Sapevo che prima o poi sarebbe giunto questo momento... non potevo nasconderti la verità per sempre..."
"Chi ha ucciso la mamma?"
"E' stato Raines... lui è stato l'autore materiale, ma l'ordine è partito dal Triumvirato..."

Il viso di Miss Parker sbiancò, profonde rughe le segnavano la fronte, urlò per la rabbia:
"Maledetto... Lo sapevo che era stato lui!" Lacrime le scorrevano lungo le guance "L'ho sempre saputo... maledetto..."
Jarod l'abbracciò: "Coraggio...."
"Lo ucciderò, quello schifoso...."
"Anche se lo farai, non ti ridarà tua madre. Raines verrà condannato per tutto il male che ha fatto, e passerà il resto della sua vita in prigione! Calmati adesso..."
Suo padre continuò a parlare, addolorato:
"Tua madre cercò di salvare molti bambini, anch'io ne ero al corrente."
La figlia lo guardò sorpresa.
"Sì, all'inizio non volevo credere che quei bambini non provenivano da orfanotrofi, ma bensì erano stati rapiti alle loro famiglie. Ma tua madre mi portò le prove. Riuscimmo a salvarne qualcuno. Quelli meno interessanti, se così si può dire, agli occhi di Raines.
Poi cominciarono le minacce, ci fu detto di lasciare le cose come stavano, che tutto veniva fatto per il bene della scienza e dell'umanità. Ma tua madre non li ascoltò minimamente... il resto della storia la conosci. Tutto fu fatto passare per un suicidio.
Dopo la sua morte, Raines mi disse che la prossima disgrazia saresti stata tu. Non potevo perdere anche mia figlia, non l'avrei mai permesso. Così in questi anni non ho fatto che riguadagnarmi la fiducia del Centro..."
"...appoggiandone le più nefande iniziative!" Jarod concluse la frase per lui.
Continuava ad abbracciare Miss Parker che ora non piangeva più, la testa appoggiata alla spalla di Jarod, gli occhi chiusi.
Passarono parecchi minuti così, nel silenzio, poi Miss Parker si staccò da lui:
"E' meglio che ora vada, andrò a controllare che Broots e Sydney abbiano avvertito la polizia, se tutto va secondo i nostri piani non mancherà molto al loro ingresso in scena."
"Okay, ma stai attenta."
"Tornerò subito...a dopo!" Senza aggiungere altro si voltò ed uscì dalla stanza.

Miss Parker non si era sbagliata, pochi minuti dopo cominciai a sentire in lontananza il rombo di alcuni elicotteri in volo.
Mi affacciai alla piccola grata della finestra. In quel momento si approntavano ad atterrare.
Sulla carrozzeria blu scura spiccavano bianche le lettere FBI.
"Eccoli, finalmente!"
"Ma non ti salveranno da me!" La voce di Lyle alle mie spalle mi gelò il sangue nelle vene.

Non ebbi modo nemmeno di voltarmi che già mi era addosso. Aveva in mano un coltello, o qualcosa di simile. Quando mi sfiorò la faccia con un fendente capii che si trattava di un bisturi, sicuramente preso dagli armadietti del sotto livello.
Chissà come era riuscito a scappare.
Un altro fendente mi passò a pochi centimetri dallo stomaco, cercavo di farmi indietro il più velocemente possibile, ma la gamba ferita non mi permetteva grandi movimenti.
Intanto giunsero alle nostre orecchie dei colpi d'arma da fuoco, segno che nel cortile di sotto lo scontro tra la polizia e le guardie del Centro era cominciato. Ad ogni secondo il numero degli spari aumentava d'intensità.
Affondò di nuovo, ma questa volta fui più veloce di lui, gli afferrai il polso e, girandomi su me stesso, riuscii a strappargli il bisturi dalle mani.
Ma il mio vantaggio durò poco, una sua ginocchiata mi colpì la gamba ferita. Urlai per il dolore, e caddi irrimediabilmente a terra. Lyle mi saltò addosso.
Si mise a cavalcioni sopra di me bloccandomi con le gambe, e iniziò a tempestarmi il viso di pugni.
Ad ogni colpo la testa mi esplodeva, sentii la pelle spaccarsi sugli zigomi. Dovevo assolutamente fermarlo.
Gli serrai le mani intorno al collo e cominciai a stringere con tutta la forza che mi rimaneva. Affondai le dita nella carne. Il suo viso cambiò colore: non respirava più.
Smise di colpirmi, con la gamba buona cercai di scrollarmelo di dosso, ma la mossa non mi riuscì.
L' arto ferito mi faceva un male atroce, quasi insopportabile.
Anche lui mi serrò le mani sul collo, e in quella posizione cominciammo a rotolarci avvinghiati sul pavimento. Non avevo più forze per resistergli, ero sfinito.
Nello stesso momento in cui girandoci velocemente tornò ad immobilizzarmi sul pavimento, uno sparo echeggio nella stanza.
Lyle mi guardò con gli occhi sbarrati, un rivolo di sangue gli colò dall'angolo della bocca .
Poi mi cadde addosso lentamente.
Il padre stava dritto in piedi, dietro la grande scrivania, il viso sconvolto, confuso. Aveva ancora il braccio alzato, con la pistola puntata verso di noi, dalla bocca gli uscirono solo queste parole:
"No! Mio figlio... no!"

Nello stesso istante rientrò Miss Parker ,sicuramente attirata dal colpo di pistola.
"Papà... cosa diavolo è successo?"
Nessuna risposta.
"Papà dammi quella pistola... subito! IL padre era come paralizzato, lei con forza gli sfilò la pistola dalla mano poi corse verso di me.
"E' ancora vivo?"
"Non lo so, aiutami ad appoggiarlo sul pavimento."
Dalla ferita, in piena schiena, usciva molto sangue ma il cuore, se pur lentamente, ancora pulsava.
"Se lo vogliamo salvare bisogna portarlo subito all'ospedale! Là fuori come vanno le cose?"
"Un inferno, la polizia sta cercando di sfondare la porta principale ma le guardie del centro ancora resistono, se mio padre non interverrà sarà una carneficina. Sydney e Broots invece ci stanno coprendo le spalle qui in fondo al corridoio." Poi si rivolse al padre. "Papà, devi assolutamente dare l'ordine agli uomini di arrendersi, o sarà un vero massacro. Devi farli smettere!"
Il padre la guardava come stordito:
"Lyle... Lyle..."
"Se non lo portiamo subito al pronto soccorso suo figlio morirà. Signor Parker, ordini ai suoi uomini di arrendersi, non c'è più tempo da perdere!"
L'uomo, guardò suo figlio ferito sul pavimento, poi abbasso lo sguardo,in quel momento mi sembrò vecchissimo e debole, nessuno avrebbe detto che ben trenta anni di vita del Centro, nel bene o nel male, fossero dipesi da lui.
"...lo farò..."


SESTA PARTE
L'estate ormai è alle porte,sulle colline di Blu Cove. I prati hanno raggiunto una tonalità di verde scuro e paglia, l'aria non è più fresca. Tutto è pronto per accogliere i mesi più caldi, e le lunghe giornate roventi.
E' passato ormai un anno dagli eventi che vi ho raccontato.
Cambiamenti incredibili, da allora in poi, hanno segnato la vita del Centro e di tutti quelli che vi lavorano. Ora all'interno di queste mura grigie e fredde pulsa un cuore nuovo e pieno di speranza per il futuro del mondo.
La giustizia e lo sviluppo della scienza sono gli obbiettivi primari, sotto il preciso controllo di Miss Parker e di Jarod. Lei ha preso il posto del padre, che fu arrestato e incolpato della maggior parte dei crimini commessi dal Centro. Alcuni esponenti del Triumvirato furono condannati con lui, ma non tutti. Qualcuno riuscì a scappare, prima che l'FBI irrompesse nelle stanze. Sono tuttora ricercati.
Io e Sydney naturalmente lavoriamo con loro: i collaboratori più stretti.
E' stato un anno passato ad aiutare il prossimo, dal singolo essere umano ai problemi scientifici che riguardano l'intero mondo.
Ho avuto modo di conoscere Jarod e di apprezzarlo ulteriormente come uomo, e come genio. Ci ha coinvolto nel suo altruismo, nel suo amore per il prossimo. Posso dirvi con sincerità che è la cosa più bella che abbia mai fatto nella mia vita.
Jarod non ha ancora trovato i sui genitori, anche se un paio di volte ci è andato vicino. Con le potenzialità che il Centro offre, prima o poi li troverà ne sono sicuro. E anche Jarod non dispera, la pazienza non gli manca .Trovare persone che fuggono da una vita, e non hanno una fissa dimora, non è un lavoro semplice neanche per le conoscenze del Centro.
Prima o poi li troverà.
Intanto ha trovato l'amore. Quello che un uomo insegue per tutta una vita, e che forse è destinato a non avere mai.
Ricordo ancora, quando appena uscito dall'ospedale, Miss Parker accolse Jarod nel suo appartamento. Lo aiutò a guarire, e la sua gamba tornò come nuova.
Da quell'istante la storia d'amore, tra loro, è cresciuta, e li ha coinvolti entrambi nella vita di tutti i giorni e sul lavoro.
Posso assicurarvi che non si tratta di semplice amore tra due persone, è come se le loro personalità si fossero sempre cercate, per poi unirsi e compensarsi a vicenda. Da allora ho sempre pensato che si amano con una intensità che poche persone hanno il privilegio di conoscere nella propria vita.
Miss Parker ora sembra un'altra donna. Certo non ha perso la sua determinazione, ma ha aggiunto un non so che, di benevolo e dolce alla sua personalità.
Una nuova consapevolezza, quella che ogni essere umano vorrebbe. Ora lei si sente amata, non è più sola. Sa che su Jarod può contare sempre: ed insieme affronteranno i dolori e le gioie che questa vita vorrà dare loro.
Ora la morte della madre non la ossessiona più. E' un triste e doloroso ricordo nel suo cuore.
Raines, l'assassino, non fu mai assicurato alla giustizia. La polizia lo ritrovò con la gola squarciata, ancora legato alla colonna del sotto-livello 27. Il taglio era stato fatto con una lama affilatissima, un bisturi forse.
Si scoprì in seguito che fu Lyle il suo esecutore. Ma nessuno fu in grado di sapere, dalla sua bocca, il perché l'avesse fatto.
Dopo che le guardie del Centro si arresero alla polizia, Lyle fu ricoverato all'ospedale ed operato d'urgenza. Qualche giorno dopo, la guardia che vigilava la sua stanza fu ritrovata morta strangolata.
Lyle era scappato. Le ricerche per rintracciarlo furono tutte inutili. Era come se fosse scomparso dalla faccia della terra.
Nessuno ne seppe più niente... Almeno per un po' di tempo.
Ma questa è un'altra storia

Scritto da Paola

 

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